Riflessioni sparse a Sinistra

Il blog di Andrea Sironi

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“Le difficoltà nascono non tanto dalle nuove idee, ma nel rifuggire dalle vecchie che sono ramificate in ogni angolo della nostra mente”.

John Maynard Keynes

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Conviene sempre ricordarlo, e farlo ricordare a chi spesso e volentieri se ne dimentica. E se cominciassimo a farlo imparare anche ai bambini? E se cominciassimo a formare una nuova generazione veramente sensibile a temi di primaria importanza che determineranno, di fatto, un futuro possibile?

Quest’anno lo Statuto dei Lavoratori ha compiuto la bellezza di quarant’anni, e proprio in questi mesi che la compagine governativa ha sferzato i colpi più duri al lavoro, con il “Collegato Lavoro” e con il successivo tentativo di azzerare completamente lo stesso Statuto, nato per dare più dignità e più diritti prima alle persone che ai lavoratori, perchè dietro un lavoratore c’è sempre una persona con la propria vita, c’è un genitore, c’è indirettamente anche un bambino, prima vittima della precarizzazione del lavoro, dell’idea di una crescita a due velocità, della mancanza di una visione di insieme.

“Diego e i diritti dei lavoratori”, un libro dedicato ai bambini, ma non solo, che racconta la storia di Diego e della sua famiglia, partendo dal suo bisnonno per arrivare ai giorni d’oggi, dunque si parte dall’epoca fascista per arrivare alle grandi lotte operaie per ottenere condizioni di vita migliori.

Una storia che fa capire a Diego che la forza sta nell’unità e nella solidarietà fra lavoratori, dove pensare ad un comune destino è il modo migliore per progettare un futuro capace di crescita equa e uniforme.

Diego oggi è un giovane laureato e precario, immerso in una società divisa, dove le vite hanno una molteplicità di interruzioni con tanti nuovi inizi sempre più sbiaditi, sempre più individuali e senza un fronte di speranza comune.

Diego è molto più solo del suo bisnonno.

Andrea Sironi

“DIEGO E I DIRITTI DEI LAVORATORI”

Autore: Flaminia Fioramonti  -  Editore: Sinnos

Codice EAN: 9788876091711

Momenti importanti, quelli che sta vivendo il mondo della cultura in queste ultime ore.

Il disagio degli studenti, degli artisti e di chi reputa la conoscenza un patrimonio indispensabile di una nazione, ha raggiunto livelli tali da trasformarsi persino in miseria culturale.

Si sono “occupati” tetti, monumenti e strade. L’Italia, almeno quella che non sopporta più di vedere un Paese costretto a convivere con logiche destinate ad un inesorabile declino, ha dato il via ad un possibile cambiamento, ha fatto capire che chi pretende un futuro rinnovato, crede che tale futuro debba formarsi attraverso un processo culturale, che di fatto è l’unica arma per rendere consapevoli le coscienze “addormentate” di una società costretta nel più assoluto individualismo e finto perbenismo.

La carenza di cultura, è carenza di prospettiva e di pensiero, è una delusione generalizzata nella società che porta con sè un profondo senso di depressione, di frustrazione.

E’ da troppi anni che ci affidiamo esclusivamente ad un progresso illimitato trainato da un sistema economico-finanziario fallimentare che ha portato tutti noi verso una deriva, cancellando obiettivi comuni, cancellando tutte quelle scienze umanistiche, che fin dalla loro nascita sono sempre state la culla della conoscenza.

Scienze che proponevano obiettivi, che mettevano al centro di una esistenza valori condivisi al fine di fornire coesione alla società.

Non possiamo più aspettare, dobbiamo riappropriarci del nostro destino, del nostro tempo, quello che intercorre fra il desiderio e la realizzazione, per esempio.

Andrea Sironi

“La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline”.

Pier Paolo Pasolini

“La grandezza dell’uomo è nella decisione di essere più forte della sua condizione”.

Albert Camus

Il vero dramma di questo Paese è avere una popolazione costretta a condurre una vita tempestata da tante interruzioni e da tanti inizi incerti e inconsistenti, che azzerano ogni tipo di progettualità.

Andrea Sironi

“L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro”.

Zygmunt Bauman

Il tempo “immobile” che stiamo vivendo, che stiamo subendo, che non siamo in grado di dominare, che ha “appiattito” e uniformato le nostre menti, che non sono più neanche in grado di cogliere appieno tutte le sfaccettature che la vita quotidiana ci offre, ci impone, è diventato quasi una normalità, di fronte la quale bisogna “chinarsi”, perchè è normale che sia così.

Sì perchè anche noi, noi persone di “Sinistra”, che cerchiamo di diffondere una nuova cultura, un nuovo pensiero, siamo vittime, ma anche colpevoli, dell’imposizione di questo “tempo” della non appartenenza.

Anche noi abbiamo i nostri limiti, delle volte anche molto fantasiosi, che ci portano a non capire quale è la strada più corta e conveniente, scegliendo di fatto quella più lunga, quella più “cauta”, quella che riflette di più l’immobilità della quotidianità.

Vivere una vita ed una realtà che non ci appartiene, che non è nostra, ma frutto di una sregolatezza mentale diffusa, che ha degradato la persona senza distruggerla, attraverso un processo di benessere materiale, seppur illusorio, ma presente, vivo, dinamico, accattivante, attraente.

Tutto questo è quello che oggi caratterizza maggiormente, se non totalitariamente la nostra esistenza.

La generazione di oggi, raggruppa ventenni, trentenni, quarantenni, cinquantenni, sessantenni…. uniti e tenuti insieme dall’incapacità di elaborazione di un futuro e dalla conseguente assenza di ragioni logiche che possano prevedere conseguenze evitabili ed inevitabili degli eventi che verranno.

E se ci ponessimo come primo obiettivo l’abbandono di questa “falda temporale”, riappropriandoci del nostro presente e soprattutto del nostro futuro?

Andrea Sironi

Insieme…

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“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”.

Enrico Berlinguer

“L’isola dei tesori. Atlante dell’infanzia (a rischio) in Italia”, questo il nome dell’opera presentata oggi da “Save the Children”, la più grande organizzazione internazionale indipendente che lavora per migliorare concretamente la vita dei bambini in Italia e nel mondo, nata nel 1919, opera in 120 paesi del mondo con programmi di salute, risposta alle emergenze, educazione e protezione dei bambini dagli abusi e dallo sfruttamento.

Cosa descrive l’Atlante? Descrive una realtà italiana molto preoccupante, dove su un “tesoro” – così lo definisce, a ragione, “Save the Children” – di oltre dieci milioni di bambini sotto i diciotto anni, ben 1.756.000 sono in condizioni di povertà relativa.

Un dato allarmante, che fa percepire chiaramente quale rischio corrono le nuove generazioni e quale triste futuro sia stato loro riservato. Da nord a sud i problemi sembrano moltiplicarsi, sempre più minori vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi ben al di sotto della media nazionale.

Il 65% si concentra al sud, ma anche il nord non è certo esente da problematiche economiche, senza contare quei minori nascosti nelle “pieghe” di una società civile indifferente e dura con i deboli. Minori, per la maggior parte stranieri, che trascorrono una vita invisibile, schiacciati dalla clandestinità e reclutati dallo sfruttamento.

Quello dei bambini è un bubbone sociale che viene spesso nascosto dai lustrini che tutti i giorni infrangono le nostre menti.

In questa fase di difficoltà, dove si impoverisce il welfare, dove si impoverisce la sanità pubblica, dove si impoveriscono gli aiuti alle neo-mamme, dove non si vogliono affrontare “a piene mani” tutti quei problemi che gravano sulle famiglie, non servono una tantum estemporanee o azioni propagandistiche, quanto strategie concrete per sostenere chi sia in difficoltà a crescere i propri figli, a pagare l’affitto, a curare la propria salute, che sono poi l’equivalente dei diritti cui aspira ogni cittadino.

Le famiglie, con i loro bambini, devono essere sostenute, perchè sono il motore pulsante dell’Italia, sono l’antidoto alla rassegnazione, in un Paese sempre più minacciato da derive sociali ed economiche.

Come propone “Save the Children” è urgente la nomina di un Garante per l’infanzia e l’implementazione di un Piano Nazionale Infanzia, mancante dal 2004, che definisca livelli essenziali delle prestazioni sociali per l’infanzia e l’adolescenza.

Se non si tutelano i minori, come possiamo pensare di avere un futuro? Come possiamo uscire da questo limbo temporale, dove il nostro “Angelus Novus” ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese, ha il viso rivolto al passato ma la tempesta non lo spinge nel futuro, lo ferma a mezz’aria?

Il nostro obiettivo deve essere quello di uscire dall’incertezza, partendo magari dai bambini.

Andrea Sironi

36 anni fa, il 28 maggio 1974, in piazza della Loggia a Brescia, durante lo svolgimento di una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati, esplose un ordigno che provocò la morte di ben otto persone e ne ferì più di cento.

Oggi 16 novembre 2010, fine del terzo processo che non ha individuato i colpevoli. La strage di fatto rimane impunita. I cinque imputati: Delfo Zorzi, Francesco Delfino, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi e Pino Rauti sono stati assolti “per non aver commesso il fatto”.

Una strage, quella di Piazza della Loggia, che deve essere ricordata come un orrore storico, oggi esacerbato da una giustizia che non è riuscita a fare luce sui responsabili della morte di vite umane innocenti, dalle quali è sgorgato del sangue che ha macchiato intere coscienze e intere pagine di storia.

Oggi, ancora di più, bisogna urlare la propria indignazione.

L’Italia, purtroppo, è un Paese senza una memoria storica, si dimentica presto tutto, la giornata di oggi verrà stemperata. Certo è che questo Paese ferito, ferito nella propria libertà, nella propria conoscenza, nella propria democraticità ha perso una occasione di riscatto.

Oggi più che mai è indispensabile non ripiegare soltanto la verità come materia esclusiva dei tribunali, ma iniziare un percorso che si faccia carico della sensibilizzazione rispetto alla storia civile di tutti noi.

Proprio su questo tema, quello della memoria, deve essere protagonista la politica, attraverso un ampio dibattito capace di porre una particolare attenzione alle tematiche delle stragi individuando colpevoli, occultatori di verità e soprattutto compiacenze di Stato, ripeto, con uno sguardo attento alla formazione e divulgazione di una quanto mai necessaria memoria.

Andrea Sironi

La libertà è anche solitudine?

Andrea Sironi