Riflessioni sparse a Sinistra

Il blog di Andrea Sironi

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Stazione di Bologna, 2 agosto 1980, ore 10,25, sala d’aspetto di 2ª classe, una bomba composta da una miscela di tritolo e T4 contenuta in una valigia abbandonata esplode, cambiando il destino di ottantacinque persone, uccise dall’arroganza del Potere.

Questa è la strage di Bologna, una strage di Stato, dai contorni torbidi. I tribunali condannarono in via definitiva, come diretti esecutori della strage, i tre neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, ma senza individuare con chiarezza i mandanti.

Una vergogna, che ancora oggi, in forme diverse, vuole eliminare dalla memoria del Paese quelle vittime. Vittime innocenti che vanno ricordate. Ricordare è un dovere, e lo è ancora di più quando, sia le “istituzioni” che “l’informazione” decidono che non è più il tempo di farlo.

Anche quest’anno – il secondo consecutivo – il Governo ha deciso di non mandare nessun proprio rappresentante alla commemorazione che si terrà martedì a Bologna. L’assenza dello Stato è un silenzio assordante che colpisce la coscienza, la dignità e la sete di giustizia dei familiari delle vittime.

Noi non dimentichiamo quella tragica vicenda, noi non dimentichiamo quel silenzio che il Potere impone, noi non dimentichiamo quelle vittime di Stato.

Andrea Sironi

“Il sonno della ragione genera mostri” – Francisco Goya

Se non ci si può salvare con il processo “breve”, conviene inventarsi il processo “lungo”.

Il Parlamento, che ormai sforna ogni giorno leggi “ad personam”, proprio questa mattina ha approvato la norma che consente alla difesa di portare in aula un numero illimitato di testimoni, le cui finalità sono quelle di prescrivere i processi che vedono coinvolto il Premier Berlusconi.

Il Senato così si è espresso: 160 sì, contro 139 no. A settembre la riforma passerà alla Camera, dove, con molte probabilità, troverà una seconda conferma.

Gli effetti della nuova norma sono riassumibili in tre punti:

1- Consente alla difesa di portare un numero illimitato di testimoni, anche nei processi di primo grado, allungando così i tempi per ricorrere ai tempi di prescrizione;

2- Il giudice non avrà più la possibilità di scegliere se escludere le prove superflue o irrilevanti;

3- Esclusione delle sentenze passate in giudicato, allungando così i tempi del processo, in quanto si dovranno ricercare le stesse prove.

Una riforma che fa male alla giustizia, il procuratore Giancarlo Caselli sintetizza così: “E’ come se un imputato per un reato avvenuto allo stadio chiamasse a testimoniare tutti gli spettatori presenti”.

Secondo l’Associazione nazionale magistrati invece, la riforma include diverse anomalie: “verrebbe eliminata la possibilità per il giudice di escludere l’ammissione di prove manifestamente superflue o irrilevanti”, così “il difensore dell’imputato potrebbe chiedere e ottenere l’ammissione di un numero indefinito di testimoni sulla medesima circostanza, purché non manifestamente non pertinente”.

Dunque il processo si allunga, giusto per “allungare” la vita al Premier, alla faccia del risultato referendario di un mese e mezzo fa.

Andrea Sironi

“Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità. Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli ad essere onesti, non furbi. È il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto più che con nuove armi”.

Tiziano Terzani

Le famiglie fanno fatica a tirare la fine del mese, la classe media non esiste più. Sai che novità! Ormai sembriamo essere rassegnati di fronte una società che ha perso il suo “motore”, la classe media, quella che con i suoi “movimenti” faceva economia.

Due aspetti che di solito non vengono particolarmente approfonditi – oltre il dato di fatto della povertà che avanza – sono l’opinione e le aspettative che gli italiani hanno del futuro e l’intensità della povertà, ovvero quel parametro che misura quanto poveri sono i poveri.

A tal proposito, una indagine dell’Istituto nazionale di ricerche Demopolis, ha tracciato una realtà molto preoccupante, infatti il 45% degli italiani considera peggiorata, negli ultimi tre anni, la situazione economica della propria famiglia mentre sono appena 7 su 100 i cittadini che ritengono migliorato il proprio tenore di vita dal 2008 a oggi.

Dunque la prospettiva futura per la maggior parte degli italiani non è delle migliori, basti pensare alle famiglie monoreddito, stritolate dalla crisi economica, ormai diventata cronica, orfana di politiche economiche che vadano oltre l’emergenza e oltre le solite “ricette”. Oppure ancora ai tanti pensionati con assegni inferiori alle cinquecento euro, ai tanti giovani precari, ai disoccupati, agli inattivi.

La fotografia è quella di un Paese depresso, come afferma Pietro Vento – direttore dell’Istituto Demopolis – “La ricerca rileva il progressivo impoverimento nel nostro Paese della classe media a reddito fisso. Solo il 37% degli intervistati afferma di giungere alla quarta settimana del mese con relativa tranquillità. Il 40 per cento, invece, è costretto a diverse rinunce in certi periodi dell’anno e il 23 per cento ammette di far molta fatica e di dover ricorrere spesso a risparmi precedenti o a prestiti per far fronte alle spese quotidiane”, prosegue ancora, “La crisi sta colpendo anche le famiglie che non molti anni addietro godevano di un accettabile tenore di vita. È inferiore al 30 per cento il numero di famiglie che negli ultimi 12 mesi sono riuscite a mettere da parte una quota del reddito. Il 43 per cento, invece, ha speso integralmente il reddito e il 20 per cento, anche nel tentativo di non modificare il tenore di vita, ha utilizzato i risparmi. Quasi una famiglia su dieci, ha fatto ricorso a prestiti o al credito al consumo per fare acquisti”.

A fronte di questa situazione, due considerazioni.

La prima, quella ormai palese, che il modello di sviluppo capitalistico genera, alla lunga, disuguaglianze e crisi strutturali. La seconda riguarda le fallimentari riforme – se così possiamo definirle – che vanno ad attenuare la funzione redistributiva dello Stato per ridurre il deficit ed ingannevolmente ad ammodernare il Paese, in realtà sono riforme destinate a dare nuova linfa e nuova forza ai poteri economici per generare capitali a danno del lavoro.

Detto questo, le politiche economiche di Sinistra, devono dare segnali forti, devono proporre una alternativa che vada oltre quel riformismo rinunciatario, debole e soprattutto inefficace, servono politiche che abbiano la convinzione che il progresso non passi obbligatoriamente attraverso il liberismo e attraverso l’abbandono del protagonismo dello Stato nelle economie. Non esiste una legge economica universale che dice ciò.

Andiamo oltre.

Andrea Sironi

“L’Italia è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue”.

Pier Paolo Pasolini

A distanza di anni, Pasolini si conferma un grande pensatore e proficuo analista delle interconnessioni fra potere, politica e società civile. Il tratto che lo rende ancora oggi unico è la straordinaria lucidità nell’interpretare situazioni e sentimenti collettivi.

Andrea Sironi

Ritorno ancora sul famigerato maxiemendamento di conversione del decreto legge n.98/2011, inerente la manovra correttiva.

Il taglio lineare alle agevolazioni sull’Iva - che prevede una riduzione del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento dal 2014 dei regimi di esenzione, esclusioni e agevolazioni fiscali – oltre che riportare l’irpef sulla prima casa, andrà ad aumentare l’aliquota sia sui beni di prima necessità che per quelli agevolati, rispettivamente passerà dal 4% al 7,2% per i primi, dal 10% al 12% per i secondi.

Dunque il carrello della spesa costerà molto di più, acquistare pane, latte, pasta, farà svuotare più velocemente il portafogli. L’Iva per questi prodotti passerà dal 4% al 4,8% nel 2013 per arrivare al 7,2% dal 2014. Senza ovviamente considerare gli aumenti delle materie prime, piuttosto che quelli di lavorazione e trasporto che andranno ad aggiungersi all’aumento dell’imposizione fiscale.

Per quanto riguarda invece i prodotti in regime di Iva agevolata, dovremo aspettarci aumenti su libri, giornali e prodotti editoriali di vario genere.

Davanti a noi una bella prospettiva di futuro, dove da una parte ci saranno sicuri aumenti per quanto riguarda il “vivere quotidiano”, dall’altro la totale incertezza della tutela dei redditi.

Queste nuove disposizioni sono da considerarsi delle clausole di “salvaguardia”, così recita il testo, ovvero le riduzioni delle agevolazioni non si applicheranno qualora entro il 30 settembre 2013 saranno adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale di riordino della spesa sociale, che consentano un recupero non inferiore a 4.000 milioni di euro per il 2013 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dal 2014.

Comunque di cose, o da un parte o dall’altra le classi sociali più povere subiranno gli effetti di questa manovra, che di fatto bloccherà i consumi, genererà stagnazione, e con essa ancora più povertà e difficoltà.

Andrea Sironi

Pubblicati gli articoli ventuno, ventidue, ventitre e ventiquattro della Costituzione Italiana.

Articoli che fanno parte dei “rapporti civili”, quelli che tutelano la persona.

La Costituzione garantisce il pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali che preesistono all’ordinamento giuridico, diritti che consentono ad ogni individuo di esercitare liberamente la propria responsabilità. Questo non solo ai cittadini italiani, bensì a tutti, anche agli stranieri.

I quattro articoli, trattano rispettivamente:

- La libertà di manifestazione del pensiero, la stampa, la televisione;

- Il divieto di discriminazione per ragioni politiche;

- Gli obblighi dei cittadini verso lo Stato: le imposizioni tributarie;

- Il diritto di tutela giurisdizionale. Il gratuito patrocinio. La riparazione degli errori giudiziari.

Per visualizzarli è sufficiente cliccare l’immagine nella barra a destra.

Andrea Sironi

“Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere”.

Karl Raimund Popper

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in una fase storica piuttosto difficile – quale era quella della appena terminata seconda guerra mondiale, caratterizzata da profonde incomprensioni e contrasti fra Stati Uniti ed Unione Sovietica – proclamava la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo.

Oggi, a distanza di decenni, i suoi preziosi contenuti, sono oltre che disattesi anche sconosciuti.

Ecco perchè, fra le pagine di questo blog, periodicamente pubblicherò i suoi articoli, commentandoli per favorirne la divulgazione. L’umanità necessita di diritti inviolabili, di libertà e di progresso, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci può aiutare.

Per discuterne insieme, invia una mail a info@andreasironi.it.

Andrea Sironi

PREAMBOLO

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che l’inosservanza e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dalla paura e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, e hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE proclama:

LA PRESENTE DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Oggi è politicamente corretto il dileggio, l’aggressione verbale, la volgarità, la scurrilità. E’ politicamente corretta la semplificazione, fino alla banalizzazione, dei problemi comuni.

Sono politicamente corretti la rassicurazione a ogni costo, l’occultamento delle difficoltà, le promesse dell’impossibile, la blandizia dei vizi pubblici e privati proposti come virtù. Tutti atteggiamenti che sembrano d’amicizia, essendo invece insulti e offensioni.

I cittadini comuni, non esperti di cose politiche, sono trattati non come persone consapevoli ma sudditi, anzi come plebe. Cosicché le posizioni sono ormai rovesciate.

Proprio il linguaggio plebeo è diventato quel ‘politicamente corretto’ dal quale dobbiamo liberarci, ritrovando l’orgoglio di comunicare tra noi parlando diversamente, non conformisticamente, seriamente, dignitosamente, argomentatamente, razionalmente, adeguatamente ai fatti.

Gustavo Zagrebelsky – “Sulla lingua del tempo presente”

Ritorna l’Irpef sulla prima casa, ecco uno dei tanti regali della manovra, che andrò via via a scovare.

Oltre la reintroduzione dei ticket sanitari, oltre il generale ribasso delle detrazioni fiscali, vengono colpite anche le abitazioni, qualunque esse siano, minuscole, piccole, grandi, un colpo trasversale impietoso.

Pensate che l’irpef era stata abolita ben undici anni fa, per opera del governo Amato.

Oggi, grazie al maxiemendamento di conversione del decreto legge n.98/2011 - che prevede una riduzione “lineare” del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento dal 2014 dei regimi di esenzione, esclusioni e agevolazioni fiscali rilevati dalla commissione sulle “tax expenditures” – non ci ritroveremo più la deduzione integrale della rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, bensì la sua tassazione, su una base imponibile pari al venti per cento della rendita catastale.

Misure regressive ed inique, che vanno a colpire le famiglie, le tante famiglie che risultano essere proprietarie di una unità immobiliare, magari con una ipoteca di trenta o quarant’anni sulle spalle, dunque con un mutuo da pagare. E visto la situazione particolarmente instabile dei mercati è facilmente plausibile un andamento crescente dei tassi di interesse.

Gli esborsi di mantenimento della casa diventeranno sempre più onerosi, sempre più difficili da sostenere, le famiglie sono state lasciate sole.

Alla voce “evasione fiscale” invece, non viene data particolare importanza, anzi sembra proprio lasciata a se stessa, libera di crescere, ormai è stimata in 100 miliardi di euro l’anno, pari al doppio della media europea.

Come si dice, oltre il danno la beffa.

Andrea Sironi