Riflessioni sparse a Sinistra

Il blog di Andrea Sironi

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“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”

Marcel Proust

 

 

 

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Ricordare le radici della Resistenza, rimanere fedeli, ogni giorno, al suo cuore pulsante, significa ricercare più giustizia, più democrazia, più solidarietà, più tolleranza e più rispetto.

Ricordiamo dunque chi ha guadagnato palmo a palmo la nostra libertà, nel buio delle prigioni, nell’orrore delle esecuzioni, nell’annientamento dei lager. E’ importante più che mai.

Andrea Sironi

“Così giunsi ai giorni della Resistenza senza saperne nulla se non lo stile: fu stile tutta luce, memorabile coscienza di sole. Non poté mai sfiorire, neanche per un istante, neanche quando l’ Europa tremò nella più morta vigilia.

Fuggimmo con le masserizie su un carro da Casarsa a un villaggio perduto tra rogge e viti: ed era pura luce. Mio fratello partì, in un mattino muto di marzo, su un treno, clandestino, la pistola in un libro: ed era pura luce. Visse a lungo sui monti, che albeggiavano quasi paradisiaci nel tetro azzurrino del piano friulano: ed era pura luce. Nella soffitta del casolare mia madre guardava sempre perdutamente quei monti, già conscia del destino: ed era pura luce.

Coi pochi contadini intorno vivevo una gloriosa vita di perseguitato dagli atroci editti: ed era pura luce. Venne il giorno della morte e della libertà, il mondo martoriato si riconobbe nuovo nella luce…

Quella luce era speranza di giustizia: non sapevo quale: la Giustizia. La luce è sempre uguale ad altra luce. Poi variò: da luce diventò incerta alba, un’alba che cresceva, si allargava sopra i campi friulani, sulle rogge. Illuminava i braccianti che lottavano. Così l’alba nascente fu una luce fuori dall’eternità dello stile… Nella storia la giustizia fu coscienza d’una umana divisione di ricchezza, e la speranza ebbe nuova luce”.

Pier Paolo Pasolini

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L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni. La violenza garantisce: Com’è, così resterà. Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda, e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora: quel che vogliamo, non verrà mai. Chi ancora è vivo non dica: mai! Quel che è sicuro non è sicuro. Com’è, così non resterà. Quando chi comanda avrà parlato, parleranno i comandati. Chi osa dire: mai? A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi. A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi. Chi viene abbattuto, si alzi! Chi è perduto, combatta! Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare? Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani e il mai diventa: oggi!

Bertolt Brecht

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“Il capitalismo è come un’auto che cade a pezzi. Invece di costruirne una nuova ci ostiniamo a riparare quella vecchia. Ed è un modello di cento anni fa”.

M.Yunus – Premio Nobel per la Pace

 

 

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“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.

L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

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“Qualsiasi cosa tu possa fare o sognare di poter fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, forza e magia. Incominciala adesso” (Goethe).

Auguri, per un 2012 ricco di passioni!

Andrea Sironi

 

 

 

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In un sistema profondamente materiale, fondato sulla crescita dei desideri – molto spesso irrangiungibili – un uomo che si accontenta, è un uomo felice.

E’ un uomo superiore a tanti altri, uno scopritore dell’essenza della vita, quella genuina.

Andrea Sironi

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Un augurio speciale, che vale la pena leggere, per capire quanto siano centrali l’ipocrisia e il perbenismo, nel processo di degenerazione di buona parte della nostra società.

Ah dimenticavo! Buon Natale anche da parte mia.

Andrea Sironi

Buon Natale a Umberto Eco, per prima cosa, che finalmente ha detto da un pulpito alto qual è il suo che se esiste la Lega non poteva non esistere Casseri. E allora Buon Natale a tutti i razzisti. A Natale si parla di un bambino che regna sui governanti, di un povero che regna sui ricchi. Un regno diverso, par di capire. E se questa festa ci impone di riconoscere l’altro, il diverso, noi non possiamo che augurarvi Buon Natale, cari razzisti, perché l’altro, il diverso, per chi la pensa come noi siete proprio voi.

Siete voi i clandestini del nostro Paese, siete voi la nostra malattia: e chi può permettersi di vivere in un corpo malato e non riconoscere la malattia? Buon Natale cari razzisti, ma non quelli come Casseri, quelli che compiono un atto folle e poi vengono condannati da tutti. No, il nostro Buon Natale è per voi, cari razzisti benpensanti, quelli di voi che dicono, “Casseri era un pazzo, il suo è stato un gesto folle, però…”. Il nostro Buon Natale è per tutti voi che vi siete scandalizzati per quanto fatto dal “folle Casseri” ma poi avete scritto che un ministro, il professor Riccardi, ha proposto “case gratis ai Rom”, case gratis a quelli che rubano i bambini, case gratis “ai nomadi invece che agli italiani”.

Certo, i rom in Italia sono quasi tutti italiani, ma voi non lo dite, lo sapete, ma dite che sono rom, zingari, nomadi, non italiani. Lo sapete che il diritto alla casa è garantito dalla costituzione, lo sapete che il ministro non ha parlato di “case gratis”, ma voi, come tutte le malattie, dovete ammalare, e quindi avvelenate i pozzi della convivenza. Quel “case gratis” lo avete scritto a caratteri cubitali sui vostri giornali, messo lì, in apertura. E’ allora? Allora è per voi il nostro augurio di Buon Natale. Per un governatore come il Sig. Cota che, in veste di governatore di una regione italiana come il Piemonte, si rifiuta di incontrare il ministro per l’integrazione dicendo “Riccardi chi?” cos’altro possiamo fare se non augurargli un sereno, lieto Natale.

Il nostro augurio non è solo per lui, ma anche per il suo collega Salvini, quello che in tv condanna Casseri, dicendo però che se le case popolari vanno a loro, agli extracomunitari, allora si capisce che a uno gli girino le scatole. Perché loro vengono qui a far figli su figli per fregarsi le nostre case e le graduatorie li avvantaggiano. Buon Natale, carissimi. Nel tepore delle vostre case, nel minacciato benessere del vostro “operoso piccolo nucleo familiare”, vogliate accogliere il nostro sincero auguro di Buone e Serene Festività.

Sono tanti i destinatari di questo augurio sincero: a cominciare da quell’ operatrice dell’informzione che qualche mese fa ci scrisse: ” a me non interessa cosa accade in Tunisia, a me interessa cosa accade a Lampedusa”, a questi “operosi razzisti in doppio petto” vogliamo davvero fare tanti tanti auguri per il Natale che arriva e il 2012 che verrà.

Voi siete i clandestini del nostro Paese, quelli che portano peste, rabbia, colera! Come non augurarvi un Lieto Natale. Certo non siete i soli. Ci sono tanti altri seminatori di malessere ai quali dobbiamo rivolgerci senza poterli citare tutti. Ma speriamo che nessuno si senta escluso. Non lo è!

Il Mondo di Annibale

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Già si parla del dopo Monti, come se il suo mandato dovesse finire dopo domani, però si sa, i tempi politici oltre a essere grotteschi sono anche lunghi, indeterminabili e nella maggior parte dei casi pure inconcludenti, sia nella forma che nella sostanza.

La fine legislatura, che vede il ritorno alle urne, alla Democrazia sostanzialmente, si preannuncia già come uno stravolgimento dell’intero quadro politico, sempre che le indiscrezioni che vengono ventilate abbiano un fondamento, io penso di sì.

Pierferdinando Casini, in perfetto stile democristiano da prima Repubblica, secondo “Affaritaliani”, starebbe lavorando ad un progetto che porterebbe ad una fantomatica aggregazione fra Pdl, Pd e Terzo Polo, una coalizione in grado di bilanciare gli estremismi per una presunta affidabilità di Governo. Del resto la pagina politica che stiamo vivendo è proprio questa, una coesione fra i principali partiti per traghettare una manovra che nulla ha di equo, e che molto probabilmente non servirà a costruire un futuro nuovo.

Fuori Berlusconi ormai logoro, fuori Bersani ormai non più credibile su diversi aspetti e via libera ad un nuovo burattino. Come sostengono in molti, la manovra è quella di creare un grande “rassemblement” cristiano-popolare che faccia perno sull’Udc e che si allarghi ai cattolici di destra e di sinistra, eclissando quel poco che di Sinistra è rimasto, magari incorporando anche alcune anime di essa.

Per intenderci una balena bianca con il morbillo.

Sembra uno scoop, ma in realtà non lo è per niente, è una strategia chiara da tempo, appoggiata anche da alcune frange che si definiscono di Sinistra, ma che con essa non centrano nulla. Marini, importante esponente del Partito Democratico sosteneva qualche tempo fa: “noi dovremmo abbandonare il partito riformista per tornare a una sinistra per di più inquadrata nella gloriosa – lo dico senza ironia – socialdemocrazia europea? E’ una posizione bizzarra. O il segno di una leggerezza politica che ha toccato pure noi”.

Capite bene che il disegno strategico e perverso non è una novità, è se mai una profonda anomalia nella eticità di far politica, una disgregazione quasi totale di tutte le connessioni che la legavano una volta alla società, al senso di appartenenza.

Tale situazione, che molto probabilmente si attuerà senza troppi problemi di sorta, andrà a togliere quel poco di fiato che è rimasto alla già labile idea di costruire a Sinistra un campo nuovo di forze che vadano ben oltre l’esperienza degli attuali partiti, quali Pd, piuttosto che Sel o FdS.

Dunque, con molte probabilità, ci aspetta la Dc del terzo millennio, rivisitata nella forma, magari con l’aggiunta di qualche puntino rosso.

Andrea Sironi

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Antonio Gramsci sosteneva: “L’entusiasmo giustificabile è quello che accompagna la volontà intelligente, l’operosità intelligente, la ricchezza inventiva in iniziative concrete che modificano la realtà esistente”.

Volontà intelligente, quella che servirebbe oggi al nostro Paese.

Giusto per andare un po’ più in là, oltre quella “cortina di ferro” che divide speranze e sogni.

Per darsi semplicemente un futuro.

Andrea Sironi

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Vi sono, certamente, pericoli di regressione, ma non tutto, certamente, è regressivo. Nella riproposizione dei problemi dell’individuo, per esempio, o nel riemergere di una complessa tematica etico-sociale, vi è anche il richiamo a questioni che non possono trovare risposta semplicemente attraverso la trasformazione delle strutture economiche o degli ordinamenti politici. Ricordo in proposito – anche perché, talvolta, sembriamo dimenticarcene – che proprio nel riferimento alla specificità di questi problemi sta una delle ragioni della nostra critica alle riduzioni economicistiche dell’analisi marxista.

Lo abbiamo sottolineato anche nelle tesi dell’ultimo Congresso, quando abbiamo scritto che nella nostra concezione «la trasformazione delle strutture è condizione basilare, ma che da sola non assicura i complessivi valori del socialismo e della libertà, né risolve tutti i problemi dell’uomo, né esaurisce le molteplici dimensioni dell’impegno umano».

Certo, è un errore che può essere molto pericoloso quello di credere o far credere che la politica o il partito possano costituire una risposta a tutti i problemi dell’uomo, o che sia loro compito creare «1′uomo nuovo»: abbiamo esplicitamente respinto ogni concezione mitologica e totalizzante e anche la concezione del partito come «prefigurazione» della nuova società.

Ma errore non meno grave – lo ripeto – sarebbe appiattire l’azione politica sui problemi dell’immediato, sulla pratica del piccolo cabotaggio, sulla routine del giorno per giorno: se si toglie all’impegno politico una proiezione e una tensione verso l’avvenire, se lo si riduce ai giochi di potere, a iniziative di corto respiro, a diplomatismi, a polemiche o a trattative e intese tra gli esponenti dei partiti, allora è evidente che si contribuisce ad aggravare una crisi di sfiducia e di disorientamento che ha già dimensioni allarmanti.

Al di là di questo ragionamento di carattere generale, occorre però vedere quali limiti di una certa concezione della politica siano messi in luce da questo spostamento di interesse verso il terreno etico o quello sociale. Mi pare chiaro, per esempio, che c’è un problema che subito viene in evidenza: è la crisi di una impostazione dirigistica e centralistica, che negli ultimi anni è apparsa in crescente difficoltà, sia nelle versioni statalistiche dei paesi di indirizzo socialista, sia nelle versioni programmatorie delle socialdemocrazie occidentali.

Da destra si cerca di rispondere – come si è visto – con il rilancio di una ideologia liberal-liberista. Ma rifiutare questa ultima posizione non significa però nascondersi i problemi che si pongono alla sinistra: fra questi problemi vi è, certamente, quello di una nuova articolazione del rapporto Stato-individuo-società, nonché quello di approfondire, anche alla luce delle differenti esperienze che a questo riguardo si sono compiute e si compiono, che cosa possano essere esperienze di gestione sociale che non siano impernia­te su un accentramento statalistico, come trovare nuovi rapporti tra programmazione e mercato.

Enrico Berlinguer – “Critica Marxista”, Aprile 1981

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