Riflessioni sparse a Sinistra

Il blog di Andrea Sironi

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Donne, madri, i dati che l’Istat ha pubblicato nel rapporto “La situazione del Paese nel 2010″ parlano di loro. Il rapporto analizza il contesto donna-lavoro, un contesto alquanto difficile, caratterizzato spesso e volentieri da discriminazioni e ricatti di vario genere, specialmente quando si è madri o lo si sta diventando.

I dati Istat evidenziano che ben ottocento mila neo-mamme – nel biennio 2008/2009 – sono state costrette a lasciare il lavoro, perchè licenziate o messe nelle condizioni di farlo. Una neo-mamma ovviamente ha necessità e disponibilità di tempo diverse, accudire un bambino necessita oltre che maggiori disponibilità economiche anche una maggiore disponibilità di tempo, quindi anche di assenze dal lavoro.

Questo fenomeno è in crescita, più accentuato al sud del Paese, colpisce una percentuale di poco inferiore al nove per cento del totale delle madri che necessitano di lavorare anche dopo una gravidanza, la situazione dunque è molto preoccupante.

Proseguendo la lettura del rapporto Istat, si deduce che chi subisce l’allontanamento forzato dal lavoro sono soprattutto le nuove generazioni rispetto a quelle più anziane, 13,1% contro il 6,8%, le residenti nel sud del Paese con un 10,5% e il 10,4% delle donne con titoli di studio bassi.

In aggiunta, soltanto il 40,7% riesce a ricollocarsi, a quali condizioni non è dato saperlo, anche se è possibile immaginarlo.

Uno scenario che fa rabbrividire, in un Paese dove si spende sempre meno per le politiche di sostegno alle famiglie, dove si tagliano fondi per la scuola e per la sanità, favorendo il privato, favorendo soltanto chi ha possibilità economiche.

L’Italia investe soltanto 1,1% del PIL per la famiglia e l’infanzia, diventando di fatto una nazione vecchia, senza futuro e senza cultura, dove i giovani ahimè sono diventati un esercito immobile, rassegnati da un destino non ben definito.

Per dare un nuovo valore alla vita umana, è necessaria una politica destinata a sostenere concretamente le famiglie, con solide politiche sociali, che investano in strutture pubbliche, quindi più asili nido, più scuole, più servizi per l’infanzia, più servizi per i nuclei famigliari e più possibilità per chi vuole formare una nuova famiglia, anche attraverso il mantenimento del posto di lavoro da parte delle neo-mamme.

Più parità di genere reale che formale.

Andrea Sironi

“La donna è la schiava degli schiavi. La costringiamo a truccarsi la faccia e ballare. La insultiamo ogni giorno in televisione. E poi ci chiediamo perchè non ha più coraggio o sicurezza”.

John Lennon, 1972

Una grande potenzialità che il nostro Paese non riesce ancora a valorizzare completamente sono le donne, vere acrobate che si dimenano tra lavoro, famiglia e società.

Si evidenzia così come nel nostro paese permanga una cultura che, a trent’anni dall’inizio del processo di femminilizzazione del mercato del lavoro, stenta ancora a riconoscere il mutato ruolo della donna in seno alla famiglia e alla società, e che è ben lontana dal fornire effettiva sostanza al principio delle pari opportunità.

Rispetto ai paesi del Nord Europa, dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla maternità e i tassi di occupazione femminili sono elevati, l’Italia si caratterizza da un bassissimo livello di fecondità e da un altrettanto modesto tasso di occupazione femminile, uno dei più bassi dell’Unione Europea. Non solo, il nostro Paese si colloca agli ultimi posti della graduatoria in materia di spesa pubblica per la famiglia, la casa e l’esclusione sociale, cui dedica una piccolissima parte del Pil, contro una più elevata media europea.

In Italia, infatti, esiste una forte carenza di servizi per l’infanzia, oggi l’offerta pubblica di servizi copre solo in parte la domanda, lasciando inaccolte molte delle richieste effettive.

La gravidanza, rappresenta per le donne lavoratrici una vera problematica: tante infatti, tra quelle occupate al momento della gravidanza, non lavorano più dopo il parto, perché si licenziano, perché è scaduto un contratto che non è stato rinnovato, perché sono state licenziate.

D’altronde la maggior parte dei datori di lavoro ritiene la maternità un problema, perché le donne, di norma ritenute più determinate e affidabili degli uomini, tornano al lavoro meno motivate e disponibili.

Siamo di fronte ad una società economica discriminante nei confronti delle donne, grazie alle quali la famiglia italiana può formarsi e crescere. Siamo giunti ad una condizione non più sostenibile, non più gestibile, ecco perchè “SEL” che attualmente incarna sensazioni e prospettive della nuova Sinistra italiana deve, partendo dalle prossime elezioni regionali, proporre politiche che vadano oltre il tanto discutere di pari opportunità, passando velocemente ad un fattivo sistema di equità sociale.

“Sinistra Ecologia Libertà” deve farsi carico di queste croniche anomalie che, specialmente in questa epoca di profonda crisi economica, vanno a ledere il già traballante impianto che sorregge la nostra società fondata su un modello famigliare.

Occuparsi a “piene mani” di queste criticità, significa anche generare una positiva dinamica nei rapporti fra “SEL” e la gente comune: fiducia, trasparenza, reale intendimento dei sentimenti, delle ansie e delle paure che ci accomunano.

Pensate cosa voglia dire, e quanto sia importante essere compresi. La comprensione come primo passo verso un reale cambiamento di tendenza che possa sostituire l’esclusione con l’inclusione.

Andrea Sironi

Nel 1946 le donne italiane furono chiamate per la prima volta al voto. Era il referendum con il quale si scelse la Repubblica. Nello stesso anno si celebrò la prima Festa della Donna dell’Italia libera.

Quanto è stato fatto da quel “lontano” 1946? E’ una domanda che mi sono posto in quanto penso che la democrazia, quella con la “D” maiuscola non sia solo il semplice diritto di voto, ma anche partecipazione, presenza attiva e forte dei cittadini senza differenze di genere in una società moderna, nelle professioni, nelle istituzioni.

Certo, possiamo dire che il cambiamento è stato forte e deciso, ma molto ancora resta da fare: nel mercato del lavoro, nei ruoli decisionali, nelle tante scelte che comporta la vita.

Voglio sottolineare in particolare quanto resta ancora da fare per una giusta presenza femminile nelle istituzioni, dal parlamento alle assemblee elettive locali.

Più presenza femminile, ne sono pienamente convinto, potrà aggiungere alle istituzioni profondità, creatività e capacità innovativa.

La società moderna, quella nella quale viviamo, necessita di una seria assunzione di responsabilità per eliminare gli ostacoli che ancora oggi incontrano le donne.

Il nostro paese, le nostre istituzioni dovranno essere sempre in prima fila per dare “opportunità” alle donne che hanno tutte le capacità per far crescere una nuova società più responsabile e più accorta.

Andrea Sironi