Donne, madri, i dati che l’Istat ha pubblicato nel rapporto “La situazione del Paese nel 2010″ parlano di loro. Il rapporto analizza il contesto donna-lavoro, un contesto alquanto difficile, caratterizzato spesso e volentieri da discriminazioni e ricatti di vario genere, specialmente quando si è madri o lo si sta diventando.
I dati Istat evidenziano che ben ottocento mila neo-mamme – nel biennio 2008/2009 – sono state costrette a lasciare il lavoro, perchè licenziate o messe nelle condizioni di farlo. Una neo-mamma ovviamente ha necessità e disponibilità di tempo diverse, accudire un bambino necessita oltre che maggiori disponibilità economiche anche una maggiore disponibilità di tempo, quindi anche di assenze dal lavoro.
Questo fenomeno è in crescita, più accentuato al sud del Paese, colpisce una percentuale di poco inferiore al nove per cento del totale delle madri che necessitano di lavorare anche dopo una gravidanza, la situazione dunque è molto preoccupante.
Proseguendo la lettura del rapporto Istat, si deduce che chi subisce l’allontanamento forzato dal lavoro sono soprattutto le nuove generazioni rispetto a quelle più anziane, 13,1% contro il 6,8%, le residenti nel sud del Paese con un 10,5% e il 10,4% delle donne con titoli di studio bassi.
In aggiunta, soltanto il 40,7% riesce a ricollocarsi, a quali condizioni non è dato saperlo, anche se è possibile immaginarlo.
Uno scenario che fa rabbrividire, in un Paese dove si spende sempre meno per le politiche di sostegno alle famiglie, dove si tagliano fondi per la scuola e per la sanità, favorendo il privato, favorendo soltanto chi ha possibilità economiche.
L’Italia investe soltanto 1,1% del PIL per la famiglia e l’infanzia, diventando di fatto una nazione vecchia, senza futuro e senza cultura, dove i giovani ahimè sono diventati un esercito immobile, rassegnati da un destino non ben definito.
Per dare un nuovo valore alla vita umana, è necessaria una politica destinata a sostenere concretamente le famiglie, con solide politiche sociali, che investano in strutture pubbliche, quindi più asili nido, più scuole, più servizi per l’infanzia, più servizi per i nuclei famigliari e più possibilità per chi vuole formare una nuova famiglia, anche attraverso il mantenimento del posto di lavoro da parte delle neo-mamme.
Più parità di genere reale che formale.
Andrea Sironi














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