Chiamparino sarebbe un uomo da primarie del centrosinistra? In una intervista al quotidiano “Il Sole 24 Ore” parla di meno regole nel mercato del lavoro, di gestione privata dei servizi pubblici etc, etc, etc…
Come direbbe Totò all’on. Cosimo Trombetta in un celebre film: “Ma mi faccia il piacere!”.
E’ venuto il momento di preoccuparsi serimente. Ancora una volta gli ingranaggi della Sinistra sembrano essere ben arrugginiti.
Andrea Sironi
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Nel desolante agosto della politica torinese, hanno tenuto banco la polemica sulla vicenda dei profughi e il mancato invito al presidente Roberto Cota alla festa nazionale del Pd.
Sulla prima pesa l’incapacità da parte delle istituzioni di coordinarsi in modo efficace, rischiando di far percepire all’opinione pubblica solo gli atteggiamenti che oscillano tra un eccessivo buonismo e un’indisponibilità all’accoglienza, che non vuole comprendere le ragioni di chi, fino a prova contraria, è scappato dal proprio Paese per motivi umanitari. E intanto il problema dei profughi che hanno occupato la palazzina di corso Chieri a Torino rimane ed è passato nell’immaginario collettivo soprattutto l’incomprensione fra l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati e il sindaco Chiamparino che ha voluto mostrare forzatamente sulla vicenda i muscoli.
Anche sul mancato invito a Roberto Cota, Sergio Chiamparino ha alzato i toni, non riconoscendosi nelle scelte degli organizzatori della festa, appartenenti al suo stesso partito. Dall’esterno del Pd, crediamo sia fuori luogo entrare nel merito della questione, ma siamo preoccupati, come il sindaco, dell’inadeguatezza dell’immagine che il centrosinistra sta offrendo.
Da sinistra rileviamo con un certo dispiacere che sia stato il Presidente dell’Unione Industriale torinese, Gianfranco Carbonato, intervistato il 21 agosto su La Stampa, a riportare il dibattito sul tema centrale di cui la politica si dovrebbe occupare: la crisi economica. Nascono però ulteriori considerazioni: Carbonato facendo appello a Chiamparino perché scenda in campo nazionalmente, lo candida così a rappresentare gli interessi degli industriali, semmai dovesse essere uno dei nomi a confrontarsi nelle primarie del centrosinistra. E di questa vicinanza il sindaco ha già dato ampia prova nelle sue esternazioni a proposito delle relazioni industriali con la Fiat, per cui ha auspicato un superamento della rigidità della contrattazione attuale, arrivando anche ad attribuire ad una parte del sindacato la caratteristica di inaffidabilità.
E’ naturale allora che la sinistra debba avere altre voci. Non possiamo pensare al fatto che conquiste del passato possano essere modificate al ribasso, e, se la Fiom rischia di rappresentare solo cassintegrati, come ha affermato Carbonato, vorremmo ricordare che spesso sono gli stessi industriali ad abusare dello strumento della CIG.
Servono politiche industriali di cui il governo nazionale finora non si è dimostrato capace. Solo così si può concretamente contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni. Non si può usare come unica leva su cui agire il costo del lavoro e la strada delle contrattazioni specifiche rischia di andare in questa direzione.
E non abbiamo visto il lavoro fra i cinque punti programmatici che Silvio Berlusconi ha individuato come elementi irrinunciabili per la maggioranza di governo. Attendiamo nel frattempo di comprendere quale sarà in Piemonte l’impatto del Piano Straordinario per l’occupazione, annunciato con grande enfasi da Roberto Cota. Ricordiamo che poggia su quattro pilastri: più occupazione, più competitività, più credito, meno burocrazia. Affermazioni di principio che non si possono non condividere.
Un piccolo pezzo di questo Piano è stato approvato in modo bipartisan dal Consiglio Regionale, con un’opposizione che ha voluto avere un atteggiamento responsabile, seppur dopo un assestamento di bilancio, i cui tagli creeranno molti problemi ai piemontesi, anche sul fronte occupazionale. Nel programma elettorale di Cota leggiamo che per ogni provvedimento verrà riportato l’indice di occupazione, che definisce l’impatto di ogni decisione in termini di posti di lavoro difesi o creati. Non però di quelli distrutti.
Finora non abbiamo ancora visto come le indicazioni generali del Piano vengano declinate su politiche industriali specifiche, a fronte delle numerose crisi di aziende piemontesi. Sulla Fiat siamo francamente stufi di continuare a sentire che possiamo investire sui motori puliti, come ha ripetuto, buon ultimo, l’assessore Giordano, qualche giorno fa, tornando dal suo viaggio negli Stati Uniti. Per difendere i posti di lavoro della sede locale della Rai cosa mettiamo in campo, al di là del dichiarato sostegno? E l’elenco può continuare….
Monica Cerutti