Riflessioni sparse a Sinistra

Il blog di Andrea Sironi

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PdL’inadeguatezza del Partito Democratico è sempre più lacerante e sconvolgente.

Questione morale, strategie politiche annacquate che imitano quelle della Destra, una opposizione inesistente, che balbetta di fronte a tematiche che necessiterebbero coraggio e fermezza, specialmente da uno dei più grandi partiti italiani.

Il Pd invece, non perde occasione per dimostrare la propria collusione con una mentalità regressiva, camminando a braccetto con un morto che cammina, che giorno dopo giorno sta divorando un Paese.

Una crisi ideologica imperante che annienta in ogni dove i valori democratici. Una parabola discendente che affonda nel pantano dell’inconcludenza, del “sono tutti uguali”.

Con l’inizio di settembre entrerà in vigore la “Legge Levi”, scritta da Riccardo Levi, deputato del Partito Democratico, al quale si è aggiunto, successivamente, il deputato del Pdl Franco Asciutti. La legge prevede una serie di normative che andranno a colpire l’editoria. Il testo è stato presentato dapprima tre anni fa, nel 2008, per essere stato approvato in via definitiva, qualche settimana fa.

La “Legge Levi” sarà un nuovo duro colpo a quel poco di culturale che è rimasto in Italia, Paese stratificato di lustrini, di reality, di Tv che mercifica, dove gli oggetti e il consumismo si sono sostituiti all’essere, alla ragione, alla razionalità e alla verità.

Infatti, le nuove normative che andranno in vigore, imporranno sui libri un tetto massimo di sconto sul prezzo di copertina pari al 15%.

Una legge che allontana dalla cultura, in disaccordo con l’articolo 41 della nostra Carta Costituzionale, il quale garantisce che l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

La cultura rende il popolo libero, aumenta le capacità di critica, aumenta le sensibilità.

Quello che loro non vogliono, ecco perchè anche questa volta hanno favorito le corporazioni e gli interessi di pochi, a danno della collettività.

Andrea Sironi

Dare forma e struttura a ciò che altrimenti sarebbe informe. Ecco, servirebbe un impegno di tutti, capace di ordinare il “caos” che oggi sovrasta ogni individuo, ogni cosa, in ogni dove.

Organizzarci, questo il termine più adeguato per aggregare energie, sensibilità, prospettive di vita e di futuro. organizzarci per fare quello che fino ad oggi non è neanche stato immaginato.

Mettere in campo energie capaci di dare nuove ispirazioni, nuove continuità, che non si nutrano di potere, ma di coesione e coerenza. Uno sguardo in là, oltre quel muro delle proprie convinzioni, oltre il limite.

Pensate ai ritmi di cambiamento della società, che subisce ogni giorno eventi straordinari che impattano negativamente su di essa, eventi considerati “normali”, una regola e non una eccezione. Pensate all’insieme di valori che hanno fatto crescere intere generazioni considerati inutili ed esecrabili.

Il mondo, di fatto, sembra essersi rovesciato sotto gli occhi di tutti noi, sottomessi all’apparenza piuttosto che alla realtà, in un contesto imposto di disordine organizzato.

Come scritto prima, la necessità di dare forma e struttura, significa, almeno per me, progettare un nuovo modo di fare politica, che deve passare attraverso le maglie della chiarezza e della non subalternità. Una politica che sappia mobilitare, che sappia generare passioni e che non percorra vecchie strade logore.

Il dibattito politico a sinistra, sembra essersi di nuovo concentrato sulle alleanze aritmetiche, trascurando il tema delle proposte. La miscellanea – alquanto disomogenea – che compone tutto quello che sta nel Partito Democratico e tutto quello che sta alla sua sinistra, per essere realmente unita deve rinunciare a tatticismi ed ambiguità, deve ricostruire un proprio punto di vista e soprattutto una propria presenza organizzata nella società, attraverso proposte che abbiano un concreto riscontro e un congruo margine di fattibilità.

Le proposte che vogliono unire tante anime, portando il Partito Democratico in una posizione di “centralità”, a mio avviso, trovano alimento soltanto durante i periodi di campagna elettorale, dove la politica, si trasforma in slogan e spettacolo.

Andrea Sironi

Chiamparino sarebbe un uomo da primarie del centrosinistra? In una intervista al quotidiano “Il Sole 24 Ore” parla di meno regole nel mercato del lavoro, di gestione privata dei servizi pubblici etc, etc, etc…

Come direbbe Totò all’on. Cosimo Trombetta in un celebre film: “Ma mi faccia il piacere!”.

E’ venuto il momento di preoccuparsi serimente. Ancora una volta gli ingranaggi della Sinistra sembrano essere ben arrugginiti.

Andrea Sironi

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Nel desolante agosto della politica torinese, hanno tenuto banco la polemica sulla vicenda dei profughi e il mancato invito al presidente Roberto Cota alla festa nazionale del Pd.

Sulla prima pesa l’incapacità da parte delle istituzioni di coordinarsi in modo efficace, rischiando di far percepire all’opinione pubblica solo gli atteggiamenti che oscillano tra un eccessivo buonismo e un’indisponibilità all’accoglienza, che non vuole comprendere le ragioni di chi, fino a prova contraria, è scappato dal proprio Paese per motivi umanitari. E intanto il problema dei profughi che hanno occupato la palazzina di corso Chieri a Torino rimane ed è passato nell’immaginario collettivo soprattutto l’incomprensione fra l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati e il sindaco Chiamparino che ha voluto mostrare forzatamente sulla vicenda i muscoli.

Anche sul mancato invito a Roberto Cota, Sergio Chiamparino ha alzato i toni, non riconoscendosi nelle scelte degli organizzatori della festa, appartenenti al suo stesso partito. Dall’esterno del Pd, crediamo sia fuori luogo entrare nel merito della questione, ma siamo preoccupati, come il sindaco, dell’inadeguatezza dell’immagine che il centrosinistra sta offrendo.

Da sinistra rileviamo con un certo dispiacere che sia stato il Presidente dell’Unione Industriale torinese, Gianfranco Carbonato, intervistato il 21 agosto su La Stampa, a riportare il dibattito sul tema centrale di cui la politica si dovrebbe occupare: la crisi economica. Nascono però ulteriori considerazioni: Carbonato facendo appello a Chiamparino perché scenda in campo nazionalmente, lo candida così a rappresentare gli interessi degli industriali, semmai dovesse essere uno dei nomi a confrontarsi nelle primarie del centrosinistra. E di questa vicinanza il sindaco ha già dato ampia prova nelle sue esternazioni a proposito delle relazioni industriali con la Fiat, per cui ha auspicato un superamento della rigidità della contrattazione attuale, arrivando anche ad attribuire ad una parte del sindacato la caratteristica di inaffidabilità.

E’ naturale allora che la sinistra debba avere altre voci. Non possiamo pensare al fatto che conquiste del passato possano essere modificate al ribasso, e, se la Fiom rischia di rappresentare solo cassintegrati, come ha affermato Carbonato, vorremmo ricordare che spesso sono gli stessi industriali ad abusare dello strumento della CIG.

Servono politiche industriali di cui il governo nazionale finora non si è dimostrato capace. Solo così si può concretamente contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni. Non si può usare come unica leva su cui agire il costo del lavoro e la strada delle contrattazioni specifiche rischia di andare in questa direzione.

E non abbiamo visto il lavoro fra i cinque punti programmatici che Silvio Berlusconi ha individuato come elementi irrinunciabili per la maggioranza di governo. Attendiamo nel frattempo di comprendere quale sarà in Piemonte l’impatto del Piano Straordinario per l’occupazione, annunciato con grande enfasi da Roberto Cota. Ricordiamo che poggia su quattro pilastri: più occupazione, più competitività, più credito, meno burocrazia. Affermazioni di principio che non si possono non condividere.

Un piccolo pezzo di questo Piano è stato approvato in modo bipartisan dal Consiglio Regionale, con un’opposizione che ha voluto avere un atteggiamento responsabile, seppur dopo un assestamento di bilancio, i cui tagli creeranno molti problemi ai piemontesi, anche sul fronte occupazionale. Nel programma elettorale di Cota leggiamo che per ogni provvedimento verrà riportato l’indice di occupazione, che definisce l’impatto di ogni decisione in termini di posti di lavoro difesi o creati. Non però di quelli distrutti.

Finora non abbiamo ancora visto come le indicazioni generali del Piano vengano declinate su politiche industriali specifiche, a fronte delle numerose crisi di aziende piemontesi. Sulla Fiat siamo francamente stufi di continuare a sentire che possiamo investire sui motori puliti, come ha ripetuto, buon ultimo, l’assessore Giordano, qualche giorno fa, tornando dal suo viaggio negli Stati Uniti. Per difendere i posti di lavoro della sede locale della Rai cosa mettiamo in campo, al di là del dichiarato sostegno? E l’elenco può continuare….

Monica Cerutti

Dunque un’altra pietra dello scandalo della compagine governativa, il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, si è dimesso.

Il suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla cosiddetta P3 (personalmente continuerei a chiamarla P2, visto che non è mai morta) è fin troppo evidente, in aggiunta il Presidente della Camera Fini aveva già messo in calendario una mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino, la quale avrebbe messo in seria crisi la tenuta del Governo.

Queste dimissioni non sono certo da considerarsi come un atto morale dovuto alle istituzioni, bensì un atto destinato a mantenere in vita il Governo capestro e tutto quello che a lui ruota intorno.

Il Paese vive in una atmosfera surreale, dove il senso di giustizia e legalità sembra quasi non permeare le coscienze, gli scandali di questi giorni sono evidentemente stati derubricati a gossip estivi, come se la collusione mafiosa possa essere equiparata ad un topless in spiaggia.

Dopo Brancher, lascia Cosentino quindi, così l’opposizione con in testa il Partito Democratico può cantare vittoria, è però una vittoria ritardata.

Perchè ritardata? Circa un anno e mezzo fa, più precisamente verso la fine di gennaio del 2009, una mozione per chiedere le dimissioni di Cosentino, accusato di camorra, è stata bocciata per le astensioni di molti parlamentari che oggi pontificano queste dimissioni.

Ma da allora ad oggi cosa è cambiato? Cosentino di ieri era accusato da sei pentiti di fiancheggiare il clan dei Casalesi, attraverso presunti patti elettorali, eppure la mozione è stata respinta, nonostante oggi come allora svolgesse una funzione governativa molto delicata. Evidentemente dobbiamo fare i conti con problemi di coerenza da parte di parlamentari di “opposizione” che forse tanto di “opposizione” non sono.

Infatti molti esponenti del PD si sono astenuti, altri sono usciti al momento del voto, per poi rientrare in aula dopo la bocciatura della mozione, anche se i numeri avrebbero potuto dare già allora vittoriosa la mozione, quindi ottenere le dimissioni del sottosegretario già diversi mesi fa.

Questi fatti la dicono lunga sulla coerenza e sulla “professionalità” di quei rappresentanti politici che dovrebbero avere una linea ben precisa, invece così proprio non è, e tutto ciò non fa sicuramente pensare bene al futuro di questo Paese, che vive una strana condizione determinata anche da una evidente affezione di “corta memoria”.

Accontentiamoci, del resto meglio tardi che mai.

Andrea Sironi

Mancano dieci giorni al referendum, che si terrà appunto il 21 giugno. L’importanza di questa consultazione va ragionata anche in base agli esiti dell’ultima tornata elettorale, quella per il rinnovo del parlamento europeo e di diverse giunte provinciali e comunali.

Come tutti sapete, sono state bruscamente ridimensionate le ambizioni plebiscitarie di Berlusconi, il PD ha perso una buona fetta del suo elettorato, Italia dei Valori e Lega Nord hanno incrementato ulteriormente la loro presenza nelle istituzioni, l’Unione di Centro non perde e non guadagna voti. Sinistra e Libertà ottiene un 3%, che incoraggia il proseguimento del suo giovane cammino.

Queste elezioni hanno segnato anche la scomparsa dall’Europarlamento della sinistra italiana ancora ispirata al movimento operaio, già espulsa lo scorso anno dal parlamento nazionale, per la prima volta dal XIX secolo.

Questa uscita di scena si può attribuire alla presentazione in ordine sparso, in presenza di una soglia di sbarramento selettiva. In taluni casi anche per l’incapacità di trasmettere una nuova immagine, nettamente svincolata da un vecchio ceto politico intento a sopravvivere a se stesso.

Con questa situazione lo scenario referendario si presenta meno scontato di quello che si potrebbe pensare.

Tanto Berlusconi deluso dal non-plebiscito che Franceschini in mezzo al guado, potrebbero spingere alla partecipazione, imponendo così il bipartitismo più coatto.

In questo caso, Berlusconi, per non rischiare lo scontro con la Lega Nord, potrebbe non impegnarsi direttamente e proporre una campagna partecipativa attraverso le sue televisioni e giornali, con l’aiuto del PD, in cui è sempre viva l’idea dell’annientamento di ogni altra entità politica nel proprio campo.

A tutto ciò bisogna poi aggiungere l’impegno per la riuscita del referendum da parte del Presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Tutto questo significa che l’impegno per non far raggiungere il quorum necessario al referendum riveste un ruolo importante nella battaglia politica di oggi, e soprattutto in quella di domani.

Una sinistra epurata dalle istituzioni nazionali ed europee, può ritrovare motivazioni e credibilità nell’impegno per una battaglia di democrazia, in cui non sono in palio poltrone o poltroncine.

Andrea Sironi